giovedì 31 gennaio 2013
mercoledì 30 gennaio 2013
Ode al gatto
Gli animali furono
imperfetti lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
In ordine
Divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.
L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuole essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca d’imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere gatto
ed ogni gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.
Non c’è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.
Oh piccolo
imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l’immacolato piede del gatto.
Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c’è
enigma
nel tuo contegno,
forse non sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.
Io no.
Io non sono d’accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gli imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l’atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare un gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d’oro stanno nei suoi occhi.
Pablo Neruda, Poesie (1924-1964),
martedì 29 gennaio 2013
lunedì 28 gennaio 2013
domenica 27 gennaio 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
EYES
How many can you guess? I'll update the title with the animals these eyes belong to in two hours.
Left to right, top to bottom: caiman, husky, gecko, crocodile, frog, python, squid, toucan, goat.
Images by John Brody Photography.
martedì 22 gennaio 2013
Kapok
The Kapok tree is an emergent tree of the tropical rainforests, and is often described as majestic. It can grow to a height of 150 feet or more, towering over other trees in the rainforest. Originally a native to South America it now has spread to the primary rainforests of West Africa, and the Southeast Asian rainforests of the Malay Peninsula, and the Indonesian archipelago.
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lunedì 21 gennaio 2013
sabato 19 gennaio 2013
giovedì 17 gennaio 2013
mercoledì 16 gennaio 2013
martedì 15 gennaio 2013
lunedì 14 gennaio 2013
Maracuja
Passiflora edulis è una delle numerosissime specie del genere Passiflora, che ha dato nome alla famiglia delle Passifloracee. Il nome corretto del frutto nella traslitterazione italiana dalla lingua d'origine sarebbe maracuglia ma è spesso riportato come maracuia, maracuja o maracuya, riprendendo la grafia portoghese e spagnola, sebbene in queste lingue la parola sia tronca (maracujá o maracuyá).
Il nome Frutto della Passione (spesso indicato in inglese come Passion Fruit) può essere interpretato come sinonimo, oppure indicare più genericamente il frutto di qualsiasi specie del genere Passiflora; contrariamente a quanto si possa pensare, il termine passione non va inteso nell'accezione di "ardore" (perlopiù erotico), bensì in quella di "patimento", nello specifico riferito alla Passione di Gesù. Il fiore, di un bel colore bianco viola, ricorda gli strumenti della passione di Gesù: la corona di spine, i chiodi ed il martello. Inoltre l'effetto che provoca sul corpo lo categorizza come calmante e non come stimolante.
venerdì 11 gennaio 2013
giovedì 10 gennaio 2013
martedì 8 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
venerdì 4 gennaio 2013
Perché il gatto morde quando viene accarezzato?
Il gatto è un animale che ama essere coccolato e accarezzato, nonostante la sua estrema indipendenza. Capita a volte, però, che nel bel mezzo delle fusa l’animale decida di mordicchiare le mani del suo padrone, quasi come se provasse fastidio. Da cosa deriva questo comportamento?
Non è affatto esperienza rara per i proprietari di felini, ormai abituati a qualche graffio e mordicchiata di troppo. In questo caso, però, parliamo di un morso particolare: il gatto raramente ferisce il suo padrone, piuttosto ne blocca le dita sotto le fauci, pur continuando beato a fare le fusa. Un comportamento apparentemente contraddittorio, che da un lato esprime gioia ma dall’altro fastidio e insofferenza. Come comportarsi e, soprattutto, come spiegare questo evento?
Secondo i veterinari di VetSide, sarebbero tre le ragioni che portano il micio a mordere il padrone durante una sessione di piacevolissime coccole:
Aggressione indotta: si tratta di un comportamento automatico, quasi un riflesso incondizionato. Definito come “status da aggressione indotta”, afferrando le dita del padrone il gatto sottolinea il suo controllo sulla situazione. Coccole e carezze benvenute, quindi, ma con i modi e i ritmi dettati dall’animale stesso;
Stimoli neurologici: per molti gatti vi sarebbero precisi segnali neurologici che spingono al morso, che non ha quindi valenza violenza bensì soddisfa altri piaceri, come quello della stimolazione orale. È il caso più diffuso e più riconoscibile, anche perché rarissimamente le fauci stringono con sufficiente forza tanto da ferire il proprietario;
Mistero: molti gatti, soprattutto se non hanno particolare confidenza con gli umani, non amano dimostrare apertamente le loro emozioni. Così, pur provando piacere e sottolineandolo con le fusa, decidono di mordicchiare o graffiare il proprietario come strategia per confondere un possibile “avversario”. In parole povere, mescolano le carte in tavola, affinché il loro comportamento non sia troppo palese.
Queste tre condizioni, tutte rientranti nella normalità felina, non vanno confuse con altre situazioni più gravi. Quando il gatto decide di mordere il proprietario in modo profondo, provocando anche una copiosa fuoriuscita di sangue, è il caso di indagare con il veterinario la presenza di possibili disturbi comportamentali, spesso causati da traumi pregressi tali da rendere l’uomo un vero e proprio nemico da cui difendersi.
Fonte: Vetstreet
giovedì 3 gennaio 2013
mercoledì 2 gennaio 2013
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